Varese Ligure: troppi lupi, abbattiamoli!

1 Ottobre 2019 – Varese Ligure (La Spezia)

In Liguria, il lupo potrebbe essere oggetto di abbattimenti selettivi per ridurne il numero. Il consigliere Giovanni De Paoli «definire una strategia condivisa per proporre una soluzione concreta ai problemi di chi svolge attività agricole e di allevamento nella nostra Regione»

La soluzione giusta secondo l’ex consigliere del Carroccio è chiara. «Una delle strade da percorrere potrebbe essere quella della selezione, abbattimenti mirati per ridurne il numero. Siamo arrivati a un punto in cui bisogna scegliere: o lasciare le cose come sono, o difendere contadini e allevatori che custodiscono un presidio fondamentale per l’entroterra. Io difendo contadini e allevatori». Secondo quanto afferma De Paoli – l’abbattimento è l’unico intervento da attuare  per far fronte alle difficoltà che la presenza incontrollata del lupo sta causando.

Carissimi tutti, oggi più che mai, è eticamente inaccettabile uccidere animali ai fini di “tenere sotto controllo” la sicurezza. La caccia esiste da secoli e non ha mai risolto la problematica anzi, dati rivelano che rappresenta l’unico “sport” che ferisce e uccide le persone stesse, colpite da armi di portata devastante, come quelle impiegate nella caccia al cinghiale: un problema di sicurezza per la pubblica incolumità.

I dati inerenti la stagione  2017/2018 sono i seguenti: civili non cacciatori, 34, di cui 24 feriti e 10 morti; cacciatori, 80, di cui 60 feriti e 20 morti. Totale: 84 feriti e 30 morti. Tre i minori rimasti vittime, di cui due feriti ed un morto. Al primo posto la Campania, con quindici vittime, seguita da Toscana, Lazio, Puglia. Molte regioni hanno emanato calendari venatori che, prevedono la caccia nella fase di migrazione prenuziale, di riproduzione e dipendenza dei piccoli dai genitori, in violazione della direttiva europea 147/2009 (“Uccelli”). Per non parlare degli animali protetti e domestici uccisi.

La grande responsabilità della caccia è la liberazione in passato degli ungulati in territori in cui da anni erano spariti, per farli crescere di numero ad esclusivo fine venatorio. Vittime della caccia sono gli stessi cani dei cacciatori. Che i cacciatori abbiano un rapporto particolare con i loro cani è cosa nota. Non sono certo proprietari amorevoli, anzi la maggior parte di loro tratta i propri cani come fossero armi che, quando non funzionano più vanno cambiate. Poco importa se questi esseri senzienti hanno sentimenti, loro non si affezionano: se i cani da caccia sono vecchi, vanno sostituiti. Alcuni vengono abbandonati, altri, purtroppo uccisi da chi li ha cresciuti e addestrati. Ma c’è chi pensa che dietro questi “animalicidi” si nasconda una questione economica: ovvero, la richiesta di indennizzo. Sono circa 700mila i cacciatori italiani che dispongono di oltre un milione di cani. Ogni anno molti di questi muoiono a causa di quelli che comunemente vengono chiamati “incidenti di caccia”: molto spesso  vengono uccisi a fucilate dai loro stessi proprietari in quanto anziani o semplicemente inutilizzabili, facendo poi passare l’abbattimento per un incidente. Il fine, a quanto pare, è quello di richiedere l’indennizzo, essendo i cani assicurati proprio come i cacciatori. Solo nel 2016 le pratiche di indennizzo per questo tipo di incidenti che hanno visto la morte dei cani sono stati oltre 3mila: si pensi che è stata riscontrata anche una forte diminuzione rispetto agli anni precedenti. E che dire del piombo sparso nelle campagne? oppure dei cacciatori che uccidono gli animali che fuggono dagli incendi?

La caccia, che non può e non vuole contenerne la popolazione, è quindi la causa e non la soluzione del sovrannumero di animali. Solo dopo aver fatto dei seri censimenti,  utilizzando metodi attendibili offerti dalla moderna tecnologia, droni, sistemi ad infrarossi, etc e non dai cacciatori, sarà possibile capire il giusto numero di cinghiali, lupi caprioli, daini ecc e affrontare il problema come è stato già fatto in molti paesi del mondo, ovvero tramite promettenti studi, ovviamente avversati ovunque dal mondo venatorio e dai politici loro amici, di somministrazione di sterilizzanti specifici che, risolte alcune problematiche applicative, sono la vera soluzione del problema, a tutela permanente dell’equilibrio ambientale e delle coltivazioni.

Tara Green ha lanciato una petizione su Change.org  “Stop Killing Animals – Abolizione Caccia:

La petizione si propone di raccogliere 5000 firme da allegare alla  proposta di legge che sarà presentata nei prossimi mesi in Parlamento.

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